ABOUT ME

Andrea Rollo

Non sono nato disegnatore, tanto meno artista. Fino ai 12 anni non ho nutrito interesse per le arti, un po’ perchè, come tutti i bambini dell’appena nata età ultra tecnologica, preferivo la televisione, i primi computer e sistemi per l’home entertainment. Vivendo in campagna, inoltre, passavo tutto il mio tempo a giocare con mio fratello o con il mio amico vicino di casa, oppure a correre in bicicletta, a giocare a golf fabbricando le mazze con vecchi pezzi di legno abbandonati nella legnaia, ad aiutare mio padre nel giardinaggio.

Fu in seconda media che, durante un esercizio di educazione artistica, la professoressa ci fece disegnare un cesto. Il tutto consisteva in una struttura esterna trapezoidale, con i bordi un po’ arrotondati, che veniva riempita da una trama di gruppi di linee intrecciate, a significare in maniera più iconica che figurata l’abbraccio che lega tra loro le numerose fibre di legno sottile, componenti del cesto nella vita reale. Uno dei pomeriggi seguenti, finiti stranamente in anticipo i compiti, non essendoci la possibilità di uscire a giocare, né di poter vedere qualcosa in televisione, presi un foglio di album e cercai di disegnare. L’idea era di basarsi sul concetto di gruppi di linee, ma organizzandole meglio, senza cercare per forza un significato. Presi a disegnare da un angolo ed utilizzando solo linee incurvate presi ad accumularle a gruppi di cinque o di sei, ottenendo una specie di confuso intruglio, che poteva definirsi un frazione di nuvola, o un mucchietto di cotone. Pian piano, col passare dei giorni, ho iniziato ad aggiungere ai miei disegni strutture diverse, come linee rette, triangoli, sinuosità.

Svolta successiva fu il passaggio ai fogli senza quadretti ne righe. Pensavo che disegnare senza avere punti di riferimento mi avrebbe fatto capire se veramente la precisione nel tratteggiare fosse dovuta agli stessi, o fosse merito mio. La sfida era lanciata. Nell’arco di poche settimane ho avuto modo di accorgermi che riuscivo non solo a disegnare linee, curve e ogni tanto cerchi in maniera tranquilla a mano libera, ma anche a scovare il centro del foglio quando volevo iniziare un disegno da li. Certo, non si parla di precisione al millimetro, ma di uno, massimo due centimetri di tolleranza. E non è male.

Col tempo mi sono posto il problema di variare un po’ il mio stile. I problemi fondamentali della mia esperienza artistica erano, e in buona misura ancora sono, la monotonia delle trame, che pur differentissime ai miei occhi, risultano essere ripetitive ai più, e la quasi totale assenza di significato nei disegni. I motivi di quest’ultima situazione li conosco, e sono presto detti:

  • Numero uno: quando disegno non mi pongo mai il problema di sapere quale sarà il risultato finale. In poche parole io disegno per disegnare, perchè ne ho bisogno, perchè mi piace e mi rilassa. La parte bella è la costruzione del disegno, perchè sono coinvolto e sorpreso in continuazione dai suoi sviluppi. Quando il disegno è finito mi piace rimirarlo, a volte ne sono totalmente rapito, ma l’esperienza visiva per me va di pari passo con il processo esperienziale. Il tratto, la scelta del colore, la visione del disegno non completo…aspetti solo miei dei quali sono fiero e geloso.
  • Numero 2: non so precisamente a quale filosofia possa essere avvicinato, ma io credo che moltissimi pittori ultra realisti e l’invenzione della fotografia abbiano reso leggermente pretenziosa la volontà di rendere la natura su tela o su un foglio di carta. Analogamente, avendo io degli idoli pittorici di riferimento, quali Van Gogh e Magritte, per citarne solo un paio, i quali hanno preso a descrivere i paesaggi e le persone in maniera diversa e originale, non ritenendomi degno nemmeno di poter paragonare una mia unghia alla loro, ho scelto di continuare a disegnare con la speranza di poter poi spiegare a me stesso ed agli altri cosa abbia lasciato sul foglio, ma senza la pretesa di aver realmente rappresentato qualcosa di tangibile. Mi ripeto, per quello ci sono stati già dei geni. Il mio disegnare è un’esperienza personale che non si esclude possa rappresentare un’esperienza percettiva anche per gli altri, ma non necessariamente. Non nascondo poi che ho iniziato a credere a chi sostiene che i miei disegni siano paragonabili a decorazioni più che ad opere d’arte. E pur se queste persone avessero ragione, sappiano che in ogni mio disegno c’è rabbia, disperazione, gioia e tanti altri sentimenti. Io non disegnerò mai, perchè non so proprio farlo, una donna che mi piace, ad esempio; in alcuni miei disegni però, c’è quella donna, per certo. E c’è perchè assente lei, sarebbe stato assente il disegno stesso.

Tornando al desiderio di variare lo stile ed ovviare alle trame ripetitive, ho portato a termine numerosi esperimenti. In alcuni disegni dei primi anni duemila ho tentato di inserire degli insetti e dei motivi floreali. Alcuni anni dopo, su pressante esortazione di mia madre, laureata all’Accademia di Belle Arti e spassionata promotrice della pittura con pennelli e del disegno figurato, ho provato a cimentarmi con i fiori. La pittura non fa per me, ho fatto dei tentativi ma, davvero, preferisco non parlarne. I fiori invece, sono dei soggetti che mi piacciono molto, ed il perchè è presto detto. Il fiore è un organismo vivente diffuso in ogni parte del globo e ci si può stupire di quali e quante forme esso assuma, così come delle sfumature cromatiche presenti in gran copia anche all’interno di una medesima famiglia. Ponendomi come obiettivo di non rappresentare dei fiori già esistenti, ma di crearne a fantasia, ho avuto modo di realizzare molti quadri con sommo diletto. Inoltre il fiore come lo disegno io può anche essere considerato diversamente. Ad esempio un quadro vede come protagonisti diversi tipi di fiori su sfondo rosso. A mio parere però, quei fiori, cambiando prospettiva, possono anche essere considerati semi di diverse specie di piante che si muovono in direzioni diverse, o da un punto di vista ancora diverso, galassie che fluttuano. Dire qualcosa senza voler dire niente permette a tutti di darsi una spiegazione convincente e, convinti di aver capito, essere felici.

Prendete le mie opere per quello che sono, pertanto, delle mere esperienze percettive scaturite dallo stato d’animo di un determinato momento. Se vi piacciono, godetene, se non vi piacciono, criticatemi.

2 thoughts on “ABOUT ME

  1. Dear Andrea,

    I am the exhibition manager for Parallax Art Fair,
    which now attracts 16,000+ visitors.Would like
    to exhibit at the next edition this February?

    The fair takes place at Chelsea Town Hall on the fashionable
    Kings Road in London 24-26 February. There are usually over
    210 makers from 30 countries. I have included photographs
    and a movie of the fair for you (see if you can spot a Rolling
    Stones member):

    https://vimeo.com/156456955
    http://www.parallaxaf.co/february2016.html

    You can find further information about exhibition spaces and rates on
    drop down menus on the application form. The cheapest space
    is just 35.99 and the exchange rate is the lowest for years.
    You can also ship work.

    February 2017 application: http://www.parallaxaf.co/fairapplication.html

    Do get in touch if you have further questions. There is a Facebook and Twitter
    group you might like to join.

    http://www.facebook.com/pages/Parallax-Art-Fair/122785194457908

    Thanks for your time and I look forward to viewing examples
    of your work.

    The deadline for applications is 23rd December 2016.

    All best,

    Tom Moore

    Parallax Art Fair
    London

    1. Dear Tom,

      I managed to read your message only now. I’d like very much to take part to your art fair in London, but, unfortunately, it’s not possible for me at the moment. If you want, i can send you some drawings reproduction, or we can cohoperate in another manner. Is it possible to take part in July event?

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